
E c'è il mare, che l'estate inquieta e placa. E la frescura delle onde che di colpo s'induriscono e coprono di indolenti fili d'acqua le lunghe sabbie ardenti. E l'ombra di un canneto abbandonato che disegna al suolo il lento passo delle ore luminose. Tutto ciò ha senso se sotto il sole e sulla sabbia, e dentro l'acqua, e proiettato nella nitida trasparenza della distanza, il corpo è accompagnato dall'uguale certezza che lo riflette e sublima.
(...) In questi giorni di fuoco è necessario essere di fuoco. L'estate è un corpo di donna che avanza come polena, fiamma che rompe le fiamme. Ha in mano gli innumerevoli fiori che resistono al tempo. Trasporta con sé un segreto di vita che corre sulle onde del mare, sulle cime rumorose degli alberi, tra la soffice lanugine che riveste l'incavo delle ali degli uccelli. L'estate canta trionfale. E' un grido di giubilo lanciato verso i misteri minacciosi. E diviene un mormorio dentro le notti scure e profumate, quando una lieve e tiepida brezza giunta dalle arche dell'orizzonte passa sul volto come un'imponderabile carezza di mani amate.
Canto l'estate che mi canta. E giro lentamente il corpo in questo spazio come un figlio del sole, mentre il mare risplende. Pianto i piedi nella sabbia che ubriaca e colgo con le mani avide i frutti più alti. E' tempo loro. Mi distendo lungo sulla barca portata dalla corrente e vedo passare rami verdi, bianche nubi, cieli di azzurro e perla, uccelli prodigiosi.
Cade su di me una profonda e dolorosa allegria: verrà l'inverno, ma oggi è estate.
["L'estate" / Di questo mondo e degli altri - José Saramago]
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